Bolivia 2019 Diario di bordo

Un altro tempo di missione ci aspetta!!!
Dopo la stupenda esperienza del 2017, eccoci a ripartire verso la terra boliviana che ormai è vicina a noi grazie a suor Brigida, suor Elisa, ai progetti intrapresi e alle esperienze missionarie realizzate. Una terra lontana vicina al cuore!
Quest’anno ci arricchiremo anche grazie a un’esperienza in terra argentina.
Siamo 13 giovani accompagnati da don Daniele e Suor Elisa, che dal 23 luglio al 22 agosto, vivremo un’esperienza significativa di contatto con queste terre e così vivere la realtà missionaria; un’esperienza di confronto e di crescita, portare un aiuto concreto.
Ogni giorno (quando è possibile) vi terremo aggiornati sull’esperienza che vivremo, questo è il nostro diario di bordo, così da camminare insieme e vivere un viaggio comunitario.
Buona lettura e grazie del sostegno!

casa dello ninos, città dello ninos e hogar wasinchej

Quando: 13 agosto

Dove: casa dello ninos, città dello ninos e hogar wasinchej

Attività svolte: visita e conoscenza

 

DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO

Anche oggi è stata una giornata intensa e molto ricca, durante la quale abbiamo potuto conoscere tre diverse esperienze molto belle ed importanti.

La prima è “La casa del los ninhos”, una realtà nata grazie ad Aristide, un italiano che lavora pastoralmente in Bolivia da una ventina d’anni, per accogliere i bambini di strada. La primissima ad essere stata accolta fu una bimba malata di AIDS, ma poi nel tempo sono stati accolti anche bambini che venivano rifiutati dalle famiglie perché nati con malattie gravi. Inoltre sono state create diverse case in cui famiglie con diverse difficoltà (come AIDS, droga e violenze per esempio) vengono accolte. Così nasce una realtà comunitaria, dove si condividono valori, stili di vita, una crescita comune; in questa comunità si trovano presenti una cappella, una scuola, nata circa nove anni fa, sia per i bimbi della comunità sia per i bimbi della zona, un panificio e un centro medico. In questo momento le case che sonora state realizzate sono 58, per un totale di 520 persone presenti all’interno della comunità. La scuola invece ha 145 scolari di cui 42 disabili.

È una situazione importante per dare una dignità e speranza ai bambini, come nel caso di un bimbo nato idrocefalo, che era stato consegnato dall’ospedale con una prospettiva di 5 mesi di vita e che invece è riuscito a vivere 5 anni grazie all’amore di persone che l’hanno voluto, aiutato e sostenuto. La vita è preziosa e ognuno ha il diritto di viverla nel miglior modo possibile.

 

La seconda realtà che abbiamo visitato è “La ciudad de los ninhos”, nata nel 1971 da un sacerdote bresciano per accogliere bambini orfani o tolti alle famiglie dagli assistenti sociali per diversi motivi. Nasce inizialmente come un istituto, suddiviso quindi in camerate grandi, diviso tra maschi e femmine, fornito di un refettorio comunitario, ... poi nel tempo si è trasformato in un’accoglienza “familiare”: sono state costruite 8 case in cui, per ognuna di esse, è presente una educatrice che abita assieme a diversi ragazzi, in modo particolare i fratelli (qui i figli sono ancora numerosi...5/8 per famiglia) così da non separarli. Questo è stata una buona idea per non creare ulteriori problemi ai piccoli, in quanto, già a casa, i ragazzi più grandi si occupano dei più piccini. La “Ciudad de los ninhos” ha diversi progetti:

- l’accoglienza in case famiglia per i bimbi dai 0 ai 15 anni

- il progetto “Emmaus” per i ragazzi dai 15 ai 18 anni, grazie al quale possono crescere nell’autonomia, iniziano a lavorare continuando a studiare e a svolgere tutte le funzioni della vita quotidiana ... vengono quindi accompagnati ma con maggiore autonomia

- un progetto di inserimento lavorativo

- un progetto di reinserimento familiare: con l’obbiettivo di sostenere tutta la famiglia nel riaccogliere il o i propri figli

- un progetto di affidamento familiare: trovare alcune famiglie che possano accogliere altri bambini.

Padre Gianluca, sacerdote bresciano responsabile della realtà, ha evidenziato che in Bolivia la violenza, gli abusi, gli abbandoni, ... sono molto numerosi, le statistiche dicono che una bambina su tre è stata abusata, mentre per i maschi uno su otto. Percentuali altissime!!! In questo momento questa realtà segue 163 ragazzi inseriti nei vari progetti. Una piccola goccia in un grande mare, necessaria anche questa.

Sempre padre Gianluca ha sottolineato che certo c’è una povertà fisica, economica... ma la vera povertà è quella morale, dei valori: una povertà spirituale.

La terza realtà incontrata è l’hogar (orfanotrofio) che si trova a Saccaba, gestito da suor Maddalena, suora del Rosario. Suor Maddalena vive qui dal 1990 p, accogliendo numerose bambine che negli anni hanno ricambiato il bene ricevuto.

È stato un pomeriggio intenso...suor Maddalena ha condiviso la sua esperienza di consacrata e in particolare gli anni in Bolivia, raccontandoci come è nata l’esperienza dell’hogar e come lei ha sentito che proprio questa era la sua missione particolare. Successivamente abbiamo avuto il tempo di giocare e conoscere le bimbe, condiviso la celebrazione Eucaristica e la cena. È stato sicuramente un bel pomeriggio di conoscenza e di relazione con questa realtà.

In questo momento la comunità é formata da tredici bimbe. Sono fantastiche, non chiedono nulla ma si attaccano per ricevere l’affetto che possiamo dare. Sono aperte vivaci con grandi potenzialità. Nel dolore della vita hanno ricevuto e stanno ricevendo anche tanto bene. È proprio vero che Dio scrive dritto sulle righe storte e all’interno della croce manifesta la luce dell’amore

Sottolineiamo in modo particolare il principio che ha mosso in questi anni suor Maddalena: “la bellezza salverà il mondo”, dove è bello si sta bene, parla della dignità e del valore delle persone, porta la pace. Queste bimbe che hanno vissuto un momento brutto della loro vita (separazione dalla famiglia, abbandono, ...), che nessuno potrà mai eliminare, hanno bisogno di gustare il bello, perché la bellezza esteriore diventi anche interiore. Inoltre chiunque entri nell’hogar possa dire “che bella è la tua casa” ... e così è stato... molte bimbe hanno cambiato vita, sbocciando e diventando fiori belli, sereni, capaci di riscattare la propria vita. Un bell’insegnamento da portare nelle nostre vite.

 

Cibo particolare del giorno: charque

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Pongo - Condoriri - Chunu Chununi

Quando: 12 agosto
Dove: Pongo - Condoriri - Chunu Chununi
Attività svolte: conoscenza, visita


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Giornata di conoscenza di tre realtà della periferia di Cochabamba, a circa 100 km dalla città e a circa 4000 metri d’altitudine.
La prima è stata la cittadina di Pongo, dove si trova un centro di formazione per i giovani della zona. Questa realtà è nata 25 anni fa da un sacerdote bresciano, per dare ai ragazzi la possibilità di uno studio superiore, questi durante la settimana vivono nel centro dove possono imparare diversi lavori: informatica, meccanica, creazione di vestiti, falegnameria, ... Così viene data loro una possibilità di imparare un mestiere e di conseguenza migliorare la propria condizione di vita. La struttura accoglie attualmente circa 70 giovani.
Qui abbiamo incontrato in particolare un giovane di ventidue anni, proveniente dalle zone montuose, che ha studiato taglio e cucito. Si è presentato facendoci guardare, orgogliosamente, la felpa che indossava realizzata da lui. Fatta molto bene, bravo. Ci ha presentato il suo sogno: finire la scuola per aprire un atelier nel suo villaggio per dare la possibilità di vivere con un lavoro meno duro rispetto all’agricoltura e l’allevamento del bestiame ai suoi compaesani. Un giovane che che ha le idee ben chiare su ciò che desidera per il futuro, un sogno grande e molto concreto. La difficoltà sarà la partenza: comprare la macchina da cucire e creare i giusti contatti.

Poi siamo saliti a Condoriri, dove siamo arrivati in circa mezz’ora tramite una strada stretta, sterrata e sul ciglio della montagna. Condoriri è la realtà in cui la parrocchia di Codroipo ha contribuito alla costruzione della cappella. Al nostro arrivo era presente il gruppo di gestione del villaggio, che si raduna ogni 12 del mese per discutere delle questioni comunitarie, in questo modo abbiamo potuto conoscere molte persone di questa realtà. Condoriri rispetto a due anni fa è migliorata lievemente: gli abitanti sono riusciti a costruire un campo da gioco, per calcio, pallavolo e basket, inoltre hanno intenzione di realizzare una cucina comunitaria, in modo da migliorare la situazione e creare un senso comunitario. Accanto alla cappella è presente la scuola di primo grado, così abbiamo salutato i bambini e consegnato il materiale scolastico e da gioco che abbiamo comprato! La scuola è stata realizzata dallo stato ma manca totalmente il materiale per l’insegnamento. Suor Bruna fa visita circa ogni due mesi a questa comunità, portando sempre qualche aiuto. In questa occasione abbiamo partecipato anche noi al sostegno della realtà con quaderni, pennarelli, colle, palloni da calcio - pallavolo - basket, casacche per il gioco, coni,... materiale necessario per l’insegnamento e per lo sviluppo. Solita quando i bimbi non hanno il materiale scolastico, non si presentano alle lezioni perdendo così una grande possibilità di istruzione. Manca completamente un controllo di chi partecipa o meno.
Gregorio e Alessandro appena hanno visto il pallone si sono subito messi a giocare a calcio con i giovani-adulti della realtà, mentre alcune ragazze hanno giocato con i più piccini. Un momento veramente bello al quale si è aggiunto quello di preghiera con l’ascolto dei canti, del Padre Nostro e dell’Ave Maria in quechua.
Abbiamo toccato con mano la povertà di queste persone. Una povertà di mezzi e strutture, la fatica del lavoro e del vivere (vivono tramite la coltivazione di patate, l’allevamento di lama e galline e pecore), la vita qui è difficile. Come segno di ospitalità ci hanno offerto patate lesse e uova sode. Un piccolo segno di cuore.

Poi siamo passati alla scuola Chunu Chununi, qui oltre la primaria c’è anche quella di secondo grado, in cui vengono anche i bimbi di Condoriri. Qui ha studiato suor Brigida. Anche in questa scuola abbiamo portato delle cose utili per lo studio e le attività sportive. I ragazzi e bimbi sono stati contenti di ricevere il materiale. I vari gradi di scola ci hanno presentato un’attività... l’infanzia un canto, quelli del primo grado una poesia, quelli un po’ più grandi un ballo. Un momento bello e di condivisione.
Alcuni elementi che ci han fatto pensare:
- la disciplina di questi bimbi: appena i maestri hanno detto qualcosa subito hanno eseguito e si sono messi in fila senza fiatare;
- la situazione è molto povera, c’è il minimo indispensabile, eppure sono contenti;
- abitano in luoghi molto lontani dalla strada principale, luoghi isolati e da raggiungere attraverso diverse difficoltà;
- l’alimentazione è molto povera: suor Bruna e Isac (l’autista delle suore) alla fine della visita, sia a Condoriri che a Chunu Chununi, hanno dato a ogni bimbo e professore un panino e delle banane, elementi che non sono presenti in queste zone e quindi non sono quotidiani. Tutti erano molto contenti e non vedevano l’ora dell’arrivo di suor Bruna per ricevere qualcosa di diverso dal solito!

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Uspa Uspa (parroquia Santa Maria del Camino) - San Salvador

Quando: 10 - 11 agosto
Dove: Uspa Uspa (parroquia Santa Maria del Camino) - San Salvador
Attività svolte: accoglienza, saluto e inaugurazione-consacrazione di una nuova cappella


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Nella mattina del sabato abbiamo approfittato di conoscere la Cancha (il mercato) e così comprare qualcosina.
Nel pomeriggio abbiamo invece continuato l’esperienza con la comunità di padre Oscar. La scuola di ballo della parrocchia ha realizzato un momento di “spettacolo” per noi, facendoci gustare nove balli boliviani rappresentativi dei novi distretti della Bolivia. Fantastico riconoscere come ogni zona della Bolivia ha espresso nel ballo e nella musica le proprie caratteristiche, realizzando così balli molto diversi gli uni dagli altri. È stato bello conoscere la cultura dei balli boliviani, emozionante e sorprendente che tutto questo è stato fatto solo per noi. Importante, inoltre, notare come riescano a mantenere questa loro cultura continuando a viverla e a trasmetterla alle nuove generazioni, mentre noi abbiamo perso molto del nostro passato di cui rimane memoria spesso solo nei gruppi folcloristici, ovvero in gruppi molto ristretti. Sorprendono i colori vivaci dei costumi, tinte che richiamano l’allegria, la forza, la dinamicità...bello... Dopo lo spettacolo ci hanno letteralmente preso e coinvolto nei balli boliviani. Un momento di condivisione in cui eravamo tutti uniti nelle danze e nella musica.
Dopo questo spettacolo hanno rincarato la dose di stupore con un rinfresco condiviso con i ballerini e donandoci un segno di benvenuti.
Ci hanno rivolto molte parole di ringraziamento perché eravamo lì con loro a condividere un pezzetto di strada. È incredibile quanto poco basta per far sentire importanti delle persone e quanto bene stiamo ricevendo!!!

Un altro momento significativo è stata l’inaugurazione e consacrazione della cappella di San Salvador. Precedentemente la comunità celebrava l’eucarestia nella sala di incontri dell’OTB ora invece può incontrarsi a pregare in un luogo dedicato. La cappella é stata una richiesta nata dalla gente ... non é stato un sacerdote o qualcun altro a proporla ma la popolazione stessa e così con l’aiuto delle suore Rosarie hanno potuto edificare a Dio un tempio stupendo nella sua semplicità. Anche noi come gruppo abbiamo potuto contribuire a questa chiesa, finanziando l’acquisto della campana: un giorno suor Bruna riceve la chiamata dell’architetto Simone (architetto di origini italiane, del movimento delle famiglie del Mato Grosso) che le comunica la mancanza di una cosa ... la campana. Suor Bruna si allora si avvicina al gruppo e chiede “sareste disponibili ad essere padrini della campana di San Salvador?” E subito emerge il sì. Grazie ai soldi raccolti abbiamo potuto sostenere questa comunità con un segno squillante e prezioso...ogni volta che quella campana suonerà chi l’ascolterà potrà più sostenuto, si sono interessati a lui e hanno desiderato il bene per lui e per l’intera comunità. Anche per noi è un segno importante perché abbiamo condiviso la fede di queste persone, il desiderio di avere una casa perché il popolo di Dio si riunisca. Ci ha fatto emozionare vivere un momento così significativo, per molti era la prima consacrazione di una chiesa che vivevamo.
La comunità di padre Oscar conta circa 45 mila abitanti sparsi su un territorio molto vasto. C’è un bisogno grande di sacerdoti, di uomini e religiose/i che possano offrire la parola di Dio e l’Eucarestia.

Cibo particolare del giorno: masaco, refresco de tumbo, quinoa

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Cochabamba e periferia

Quando: 8 - 9 agosto
Dove: Cochabamba - Uspa Uspa (parroquia Santa Maria del Camino) - Monte Olivo - Alto Miraflores - Llave Mayu
Attività svolte: riposo, conoscenza, gioco


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Dopo le innumerevoli fatiche del Salar abbiamo vissuto una mattinata di tranquillità, per riposare, recuperare le forze e sistemare i vestiti. Nel pomeriggio invece siamo saliti al Cristo della Concordia: simbolo grandioso che si staglia nei cieli di Cochabamba sovrastando la città. L’immensa statua riprende quella molto più celebre di Rio del Janeiro, distinguendosi però per il fatto di essere più alta.

Nel venerdì abbiamo festeggiato il compleanno di Costanza ... 21 anni!!! Auguroni e che il Signore la continui a benedire.
Inoltre abbiamo conosciuto la parrocchia di padre Oscar, una comunità di 45 mila abitanti seminati in 50 OTB (Organizzazione Territoriale di Base: un organismo che si va a formare ogni tot abitanti e che gestisce il territorio stesso, realizzando tra l’altro dei lavori, sovvenzionati dallo stato, a beneficio di tutti: ad esempio strade, campetti, edifici,...), circa 12 cappelle, con una superficie di quasi 7 km da nord a sud e 12 km da est a ovest. Un grande territorio insomma che forma la periferia di Cochabamba, una delle zone più povere della città.
Padre Oscar è a capo di una organizzazione complessa perché la pastorale è composta da quattro grandi aree:
- evangelizzazione ... catechesi, infanzia missionaria, gruppo giovani, pastorale familiare, catechesi degli adulti;
- sociale ... progetti di nutrizione (generalmente offrendo il pranzo), scuola di ballo, scuola di football, laboratori di costumi e taglio dei cappelli, attenzione a persone che rappresentano casi particolari ;
- salute ... con dei centri medici;
- educazione ... doposcuola.
È una realtà grande animata da diversi volontari e assistenti sociali che stanno portando avanti una grandissima opera di educazione spirituale e umana degli abitanti di questi luoghi.
Noi abbiamo potuto visitare tre “comedor” (il luogo cioè dove si può pranzare) incontrando i diversi utenti, generalmente accolgono 50-60 bimbi ognuno. In varie realtà sono presenti delle consacrate: le suore Rosarie collaborano con la parrocchia di Uspa Uspa il sabato e la domenica, una consacrata laica vive ad Alto Miraflores e due suore della Carità di Santa Maria abitano ad Llave Mayu dove siamo stati accolti per il pranzo.
Abbiamo potuto ammirare luoghi semplici e allo stesso tempo accoglienti e adatti ai progetti che vengono portati avanti. Rispetto alla visita del 2017 abbiamo notato un miglioramento della situazione sociale, che continua ad essere difficile, una popolazione in continua crescita e allo stesso tempo un investimento da parte di padre Oscar per il miglioramento delle strutture e dei progetti proposti. È bello riconoscere che le donazioni vengano usate bene e in modo sapiente. Padre Oscar insieme ai suoi collaboratori è molto bravo in questo ed ha un carisma forte, ha un bel legame con la gente e riesce a proporre il Vangelo in maniera seria e positiva.
Nel pomeriggio abbiamo condiviso il gioco con i bambini e ragazzi di Llave Mayu, organizzato dagli assistenti sociali. Ad Llave Mayu dal lunedì al giovedì le suore curano il dopo scuola, mentre il venerdì sono gli assistenti sociali a proporre un’attività per crescere nelle relazioni, nell’educazione, nel rispetto.
Alcuni elementi che portiamo a casa da questa esperienza:
- la passione, l’amore e la dedizione di alcune persone per il bene della gente, andando al di là del compenso economico e, come ci hanno testimoniato, riconoscendo che sono loro i primi che possono aiutare a cambiare la situazione ... non aspettare gli aiuti esterni, ma essere i portatori di un futuro bello e di speranza che inizia dall’oggi;
- seminando nel cuore della gente il bene pian piano porta frutto, bisogna attendere, curare, accompagnare e il frutto emergerà (testimonianza di un’assistente sociale che lavora da 11 anni in questa realtà)
- in poco tempo si abbattono le distanze e le barriere ... mettendosi in gioco, buttandosi, si possono creare belle relazioni;
- anche oggi siamo stati arricchiti ... non abbiamo dato nulla e abbiamo ricevuto tantissimo, ci hanno ringraziato perché eravamo lì a conoscerli e abbiamo giocato con loro. Incredibile.

Cibo particolare del giorno: bunuelo

 

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Salar

Quando: 5-6-7 agosto
Dove: Cochabamba - Uyuni
Attività svolte: conoscenza e tour del Salar


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
In queste brevi righe cercheremo di fare la sintesi di tre giornate ricche di avvenimenti, paesaggi, colori ed emozioni.
Il 5 abbiamo fatto un giro per Cochabamba per conoscere un po’ questa grande città, purtroppo molte realtà erano chiuse essendo la vigilia della festa patria. Nel pomeriggio abbiamo fatto festa con le suore, ricordando il giorno della fondazione del loro ordine; abbiamo così celebrato la S. Messa, durante la quale le nostre ospitanti hanno rinnovato la professione religiosa e ringraziato il Signore per i doni che ha elargito tramite questa congregazione. Nel frattempo ci siamo preparati per vivere l’esperienza del tour del Salar.

Alle 20.00 abbiamo preso la flotta con direzione Uyuni, dove siamo giunti alle 6.30 per partire alla scoperta del deserto. Accompagnati dalle guide Wallalberto, Yoshimar e Felix (speriamo si scrivono così) abbiamo potuto ammirare le bellezze naturali di questa zona della Bolivia.
Il Salar è il deserto di sale più grande al mondo (220 km x 110 km), è un bianco orizzonte infinto, circondato da diversi vulcani oramai inattivi. Si trova a circa 3600 metri sul livello del mare. Luogo incredibile, suggestivo, mozzafiato. Anticamente il mare copriva questa zona (si notano ancora dei coralli che emergono nelle diverse “isole”) ma successivamente con l’attività dei vulcani, dei movimenti della crosta terrestre e attraverso svariate reazioni chimiche, si è formato questo deserto di sale, che come la guida ci ha spiegato, è in continua crescita. Ora nel Salar ci sono due attività prevalenti: l’estrazione del sale ad opera dei boliviani e l’estrazione dei litio da parte dei cinesi e dei russi. Quest’ultima attività crea però forti contrasti: se da una parte si vengono a formare diversi posti di lavoro, dall’altra si distrugge la bellezza di questo territorio che potrebbe essere valorizzato in maniera diversa, soprattutto grazie al turismo.
All’interno di queste distese di bianco ci sono vari luoghi che abbiamo toccato con il nostro tour: abbiamo visitato un cimitero di treni che in precedenza venivano usati per trasportare minerali estratti nelle miniere circostanti.
Poi un’isola molto particolare perché ricoperta di immensi cactus, alieni per queste zone, infatti questi furono portati dagl’Indios che popolavano questa regione. Queste immense piante, che abbiamo visto raggiungere e superare anche i tre metri, crescono di un centimetro all’anno, lasciandoci così a bocca aperta al solo pensiero di stimarne un’età. Si tratta proprio di una delle meraviglie della natura, in mezzo ad una distesa di sale si trova un’isola dove c’è vita e dove si può vivere.
Abbiamo anche scalato un vulcano: ora, non è proprio andata così perché la jeep ci ha lasciato sui 4000 m e noi a piedi siamo saliti fino ai 4600 m, un dislivello piccolo ma allo stesso tempo impegnativo. Camminare a quest’altezza è davvero faticoso, la pressione sanguigna aumenta e bisogna stare attenti a salire pian piano. Arrivati un cima comunque i nostri sforzi sono stati ricompensati da una vista incredibile sul Salar. Nella stessa montagna abbiamo potuto visitare delle tombe Indios che celano al loro interno diverse mummie degli abitanti e coltivatori di queste terre.
Questo tour ci ha permesso di conoscere diverse nostri aspetti personali e allo stesso tempo di interrogarci:
- non è stato semplice per tutti ... l’altitudine ha creato diversi problemi al nostro fisico. Non essendo abituati si è fatto sentire un certo malessere, gestibile grazie alle pastiglie per l’altitudine e ai prodotti naturali presenti;
- anche le temperature ci hanno messo alla prova, passando da qualche grado sotto lo zero di notte e arrivando ai 16-20 gradi di giorno, un’escursione molto ampia;
- le difficoltà permettono di unire il gruppo, perché insieme si è chiamati ad affrontarle e ad avere un’attenzione per tutti;
- una bellezza naturale che ci sbalordisce, è davvero grande la magnificenza del creato, dono da custodire e valorizzare nel miglior modo possibile, facendo attenzione a non distruggerlo;
- la vita intorno al Salar é molto dura, è difficile per i nostri giorni eppure nell’antichità dei popoli vivevano in queste isole, a queste altezze.

Cibo particolare del giorno: carne di lama

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