Bolivia 2019 Diario di bordo

Un altro tempo di missione ci aspetta!!!
Dopo la stupenda esperienza del 2017, eccoci a ripartire verso la terra boliviana che ormai è vicina a noi grazie a suor Brigida, suor Elisa, ai progetti intrapresi e alle esperienze missionarie realizzate. Una terra lontana vicina al cuore!
Quest’anno ci arricchiremo anche grazie a un’esperienza in terra argentina.
Siamo 13 giovani accompagnati da don Daniele e Suor Elisa, che dal 23 luglio al 22 agosto, vivremo un’esperienza significativa di contatto con queste terre e così vivere la realtà missionaria; un’esperienza di confronto e di crescita, portare un aiuto concreto.
Ogni giorno (quando è possibile) vi terremo aggiornati sull’esperienza che vivremo, questo è il nostro diario di bordo, così da camminare insieme e vivere un viaggio comunitario.
Buona lettura e grazie del sostegno!

Cochabamba

Quando: 4 agosto
Dove: Cochabamba
Attività svolte: conoscenza e condivisione dell’Eucarestia


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
La giornata è iniziata condividendo l’Eucarestia con la comunità di Molle Molle, comunità della periferia di Cochabamba, dove alcune suore Rosarie prestano servizio. A presiedere la S. Messa era il vescovo ausiliare Juan, nominato a maggio di quest’anno per sostenere il vescovo Oscar nella gestione della grande diocesi. È stato significativo incontrare il vescovo, ricevere il saluto ufficiale e stringere così una relazione positiva di conoscenza e di aiuto. Inoltre ci ha colpito la grande fede del popolo: alla fine della S. Messa c’è l’usanza della benedizione con l’acqua benedetta, ognuno desidera essere bagnato abbondantemente da questo segno del battesimo. Tutti i partecipanti alla S. Messa ha recuto la benedizione, chi semplicemente, chi portando delle immagini (che poi verranno poste nella casa), chi tenendosi per mano ha presentato le fedi per benedire il matrimonio nel giorno dell’anniversario. Un gesto significativo, di fede, di affidamento, di riconoscenza della forza del Signore.

Da Molle Molle siamo tornati a casa passando per le vie di Cochabamba, incontrando il “desfile” ovvero la sfilata delle diverse scuole, in occasione del 6 agosto, festa della patria. Per diversi giorni le diverse scuole sfilano per le vie della città. Ci ha sorpreso e interrogato:
- bello vedere le scuole sfilare, con la banda, tutti con l’uniforme, senza distinzioni, in ordine ... tutti hanno un senso della musica e del ritmo e un patriottismo molto forte;
- ma allo stesso tempo interroga perché sono obbligati a sfilare, all’inizio ci sono ragazzi con una fascia obliqua con i colori boliviani che indica i ragazzi più bravi della scuola... c’è un mettere in mostra la bravura, chi è migliore, creando così una “sfida”, una separazione;
- ci interroga perché in ogni scelta c’è il positivo e negativo: rispetto a noi tutti sanno suonare, stare in fila, sentono la festa della Bolivia ... vengono conservate e trasmesse le tradizioni e i valori; ma purtroppo sono obbligati, non è una scelta, tutto é fatto in modo costrittivo, pena la multa.

Nel pomeriggio abbiamo vissuto un momento importante dell’hogar di Saccaba, gestito da suor Maddalena: tre bimbe hanno ricevuto il battesimo, sono diventate figlie di Dio. Che momento prezioso e importante!!! Per don Daniele e Chiara è stato particolarmente toccante perché nel 2017 hanno conosciuto Angela, Emmy e Jasmin e ora il legame si rafforza con questa celebrazione e partecipazione. Chi pensava di vivere una momento del genere a distanza di due anni!!! Momento toccante ed emozionante. È stata una bellissima festa! Un segno grande di amore e di servizio per queste bimbe che sono senza genitori. Anche grazie a questi momenti possiamo crescere nella fede e nella carità.

 

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Santa Fe - Cochabamba

Quando: 3 agosto
Dove: Santa Fe - Cochabamba
Attività svolte: saluto - viaggio - accoglienza


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Quest’oggi abbiamo salutato la comunità di Santa Fe. Una comunità che ci ha accolto positivamente e calorosamente. Un grande grazie alle suore Rosarie di Santa Fe per tutto il bene che ci hanno donato, una comunità viva, ricca di umanità, formata da diverse età realizzando così una rete viva, forte, ricca dell’esperienza delle persone divenute più sagge e delle nuove idee delle più giovani: una bella comunità.

Tramite la flotta (corriera) abbiamo raggiunto Cochabamba. Partiti alle 9.00 e arrivati alle 17.00 con due brevi soste. Siamo passati dai 300 m circa di altitudine ai 2600 m. Da una realtà più rurale a quella di città, di una grande città. Attraversando diversi paesaggi - paesi ... mano mano che si percorre la strada si nota un diverso paesaggio, si è passati dagli arbusti, per poi giungere in zone di foresta bella e rigogliosa, fino a zone aride, tutte comunque con un loro fascino.
In Bolivia bisogna percorrere molti chilometri per raggiungere un determinato luogo. Si impara così la pazienza, il mettere da parte la fretta e il “tutto e subito” per vivere i nostri tempi lunghi, spesso distesi. Non siamo abituati a fare così tante ore di strada, eppure qui le fanno abbastanza di frequente!!!
Così siamo giunti a Cochabamba con i suoi 2600m di altitudine. Qui troviamo un’altra comunità accogliente ... suor Bruna, Dunia, Sabina, Libertad, la nostra Brigida e una aspirante Liliana. È una comunità più giovane.
Siamo accolti in modo favoloso nella casa di formazione delle suore Rosarie, con loro condividiamo la cena e il percorso fin qui fatto. Giornata semplice e comunque stancante, per salutare, il viaggio, il cambio dell’altitudine ... anche oggi una giornata piena e ricca.

 

 

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Santa Fe

Quando: 2 agosto
Dove: Santa Fe
Attività svolte: visita, conoscenza di alcune realtà


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
La giornata è stata vissuta nei dintorni di Santa Fe, conoscendo alcune realtà presenti in queste zone.
La prima visita è stata alla parrocchia di San Carlo Borromeo, chiesa madre della zona e quindi della parrocchia di Santa Fe. A San Carlos è presente la comunità dei padri salesiani i quali presiedono tutta la zona: una specie di fornaia, ma con una estensione territoriale molto più grande. I padri vivono al centro e raggiungono le varie comunità sparse nel territorio, ci sono poi molte comunità del territorio dove sono presenti delle congregazioni femminili che fanno da punto di riferimento.
Nel paese di San Carlos è presente un museo archeologico e storico, che raccoglie diversi frammenti pre-cristiani ritrovati nei dintorni, le leggende sulla creazione dell’uomo, il modo di vivere degli indigeni e poi la storia della fondazione del paese.

Successivamente abbiamo fatto visita alla Comunità Incontro, centro di fondazione italiano che accoglie ragazzi di recupero provenienti da famiglie nelle quali droga o dall’alcol sono all’ordine del giorno. L’opera nasce in Italia grazie a don Pietro Gelmini e arriva in Bolivia trent’anni fa dopo che dodici giovani italiani ristabiliti sono venuti a fare servizio di volontariato costruendo una delle prime case del centro stesso. Da trent’anni sono passati diversi ragazzi, che vivendo in comunità, attraverso lo studio e una vita comunitaria che dura ben tre anni, possono ritornare nella società in modo sereno. In questo momento il centro ospita 50 ragazzi, con una capacità massima di 200 e nella scuola sono presenti 80 bimbi - ragazzi provenienti dal centro stesso e dai dintorni. Il centro si sostiene col proprio lavoro: tramite l’allevamento di vacche per la carne e per il latte (circa 1300 capi), la produzione del cacao e la coltivazione di alcuni prodotti.
È stato un bell’incontro, un incontro significativo e inaspettato. Arrivati alla scuola il direttore ha chiamato tutti i giovani, interrompendo le lezioni, per venirci a conoscere. È nato un interessante e profondo scambio di domande, partendo da quesiti più superficiali fino a chiedere quali erano i loro sogni. Sono emersi elementi importanti, grandi e con orizzonti ampi.
Abbiamo continuato il giro della struttura accompagnati da un educatore della comunità, di origini boliviane che a sua volta era passato per il centro, dove ha studiato e grazie al quale ha avuto la possibilità di continuare gli studi anche in Italia per prestare il suo operato al recupero di altri giovani. È bello vedere e sentire questo ritorno di educazione amore ... lui accompagnato nel recupero e successivamente formato ora aiuta altri giovani!!! Questa per noi è una cosa grandiosa e bella.
Come in altre realtà si percepisce la bellezza dei luoghi, luoghi belli e accoglienti capici di trasmettere ai giovani un senso grande di amore, di vicinanza e il gusto del bello.
Al termine della visita, prima di salire sul pulmino, un giovane del centro si è avvicinato regalandoci dei disegni che aveva fatto e dicendoci grazie per la visita e l’incontro. Che robe!!! Anche qui siamo noi che abbiamo ricevuto molto da questi giovani. Dietro a un semplice disegno ci stanno un sacco di parole e di sentimenti.

Nel pomeriggio, una parte del gruppo, ha visitato il centro del bambino denutrito, dove vengono accolti i bimbi e ragazze che sono afflitti da problemi di nutrizione, spesso insieme alle loro mamme. Ad ora sono circa 15 i bimbi ad essere ospitati con situazioni molto diverse tra loro. Il percorso dura per un periodo che va da pochi mesi ad alcuni anni in base alla gravità e al recupero dei bimbi stessi. Il centro è gestito dalle suore della Provvidenza e conta nel suo organico diverse persone tra medici, nutrizionisti e infermiere. Nonostante l’importanza della missione di questa realtà ci sono diverse difficoltà a mantenere il tutto... il costo del personale è alto, lo stato non offre aiuti, c’è si un autofinanziamento ma molto viene realizzato grazie alle varie offerte che arrivano.
Anche in questo caso si incontra uno spazio bello, accogliente, adatto alla situazione. Ogni luogo è curato e sapientemente organizzato.
Vari elementi ci hanno colpito, in modo particolare:
- una ragazzina con disturbi mentali, giunta al centro dopo un trauma (non si capisce esattamente cosa, perché la madre dà diverse versioni) che le ha fatto mancare per diverso tempo l’ossigeno al cervello. Una ragazzina di 8 anni che camminava, parlava e ora distesa al letto silenziosa, emettendo solo qualche suono e con occhi grandi che scrutano tutt’intorno. Situazione dolorosa e sicuramente con un percorso lungo per aiutarla a camminare un po’ e cercare di farla parlare.
- l’incontro con due ragazze provenienti da Maniago e Spilimbergo. Che piccolo che è il mondo!!! E che tanti giovani scelgono di passare le vacanze in modo solidale-missionario!!!
- la relazione tra le suore: bello vedere un rapporto sereno, genuino, di sostegno tra le comunità religiose. Suor Federica ci ha accompagnati al centro e nello scambio di battute, sorrisi, commenti tra le suore, si è colta l’armonia presente. Si respirava il rispetto è una condivisione di missione: entrambe a servizio per il bene delle persone, con missioni diverse, chiamate dal Signore.
- come da un piccolo uomo si sia realizzata una grandissima rete di solidarietà. Un povero sacerdote come don Luigi Scrosoppi, originario di Udine, fondando le suore della Provvidenza ha aiutato tantissime bimbe a uscire da situazioni di povertà per trovare una vita bella e amata. È proprio vero che se facciamo le cose con amore e seguendo la missione che il Signore ci dona, questo amore cresce nel tempo e opera cose più grandi di noi e un bene immenso.

 

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Ciquitania 3

Quando: 1 agosto
Dove: Ciquitania 3
Attività svolte: visita e rientro a Santa Fe

DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Oggi abbiamo concluso l’esperienza in Ciquitania veramente significativa e piena di conoscenza, di una cultura e di una fede vissuta.
Questa terra ci ha sorpreso per la bellezza dei luoghi incontrati, la grandezza dell’opera missionaria e gli incontri con le diverse persone.

Milton, la guida di questo tour, ci ha lasciato diverse sottolineature da rendere nostre:
- la fede incarnata: durante il tour, dinnanzi ad un favoloso altare, Milton ci ha raccontato che quando ha iniziato il lavoro di restauro degli altari, si sentiva non adeguato a questo lavoro e di non essere pronto e degno per svolgerlo. Egli pregò il Signore affinché lo sostenesse e gli donasse la capacità di fare bene il lavoro assegnato, se ciò fosse stata la Sua volontà. Così è avvenuto, come si può notare osservando gli altari magistralmente restaurati, stupendo, grandioso. E così, pregò Dio per sostenerlo nel compiere la missione ricevuta.
la passione per il lavoro: Milton ci ha raccontato che ha avuto diverse proposte di lavoro con salari più elevati rispetto a quello che prendeva per il lavoro di restauro in Bolivia, ma è rimasto fedele alla sua terra, alla sua cultura, ai valori che si stavano scoprendo in questi luoghi. La passione per quello che è stato ritrovato e per la riscoperta di grandi valori ha più importanza di una maggiore retribuzione. Con il denaro si possono fare grandi cose, ma l’insegnamento e la trasmissione dei valori non dipendono dai soldi, dipendono da quello che c’è nel cuore di ciascuno.
- l’importanza di passare le conoscenze: è stato fondamentale per Milton accogliere la formazione ricevuta-offerta e poi formare altri giovani nello stesso mestiere. Non si è formata quindi la tipica “gelosia” delle conoscenze (non comunico ciò che conosco per paura che altri mi portino via il lavoro) ma un mettere in rete le conoscenze acquisite.

Un’altro aspetto significativo è stato l’uso della musica per unire i popoli e condurli alla fede in Cristo. Anche per noi oggi, la musica, rimane un mezzo di unificazione, un linguaggio che va oltre le lingue, uno strumento che aiuta a creare comunione e relazione. Come gruppo, nel nostro piccolo, l’abbiamo sperimentato con i giovani di Santa Fe e con il canto dell’Ave o Vergjne per affidare un giovane sacerdote boliviano deceduto.

Magari guardando l’azione svolta dai gesuiti potrebbe venire in mente che sia stata come un’imposizione dall’esterno, come la presunzione di portare una verità già assodata a dei popoli indigeni possessori di diverse idee e culture. Le domande allora che sorgono sono: con che autorità lo hanno fatto? Chi si credevano di essere? Perché farlo?
Una possibile risposta l’abbiamo trovata nell’incontro e nel dialogo con Milton e con un’altra guida autoctona quando loro stessi hanno detto che i gesuiti hanno fatto un grand bene, hanno portato un’umanità maggiore attraverso le loro azioni e i loro insegnamenti.

Possiamo affermare che abbiamo visitato opere grandiose sul piano della realizzazione, del recupero e della fede. Un bel percorso da vivere e sperimentare, anche spiritualmente.

 

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Ciquitania 2

Quando: 31 luglio
Dove: Ciquitania
Attività svolte: pellegrinaggio delle chiese gesuite


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Continuiamo il pellegrinaggio tra le Chiese fondate dai gesuiti all’interno di questa regione. Sei chiese molto differenti l’una dall’altra, ognuna con una propria bellezza, una propria storia. Oggi abbiamo visitato quattro di queste che presentano caratteristiche specifiche tali da renderle ognuna differente dall’altra.
Molto interessante, è stato notare come la struttura del villaggio sia rimasta identica al tempo della fondazione fino ai giorni nostri, nonostante la cacciata dei gesuiti. Ciò si può facilmente evincere osservando la piazza con la grande croce, le case costruite attorno allo spiazzo centrale, le vie parallele per le case del popolo e molte altre testimonianze. La struttura del paese è così rimasta la stessa nonostante i più di 200 anni passati dall’espulsione dei padri.
Questo ci dice che quando l’imprinting iniziale è buono ed è fatto per il bene del popolo, esso riesce ad impregnarsi nella cultura andando a creare come un miscuglio eterogeneo inscindibile.

Un altro elemento interessante è la Chiesa di Sant’Anna, costruita interamente ad opera degli indigeni. Rispetto alle altre chiese essa si presenta in modo diverso: é formata da una struttura più semplice, un’altare minimale, una lavorazione un po’ più grezza. Si nota in modo esplicito il richiamo alle altre opere e allo stesso tempo la diversità da queste.

È stato molto affascinante cogliere come la formazione dei gesuiti sia stata accolta dagli indigeni e come essi abbiano cercato di riportare questi insegnamenti.
Inoltre in questa chiesa si conserva anche un organo del tempo delle missioni (unico del suo genere e di questo periodo missionario) e si cura ancor oggi l’aspetto musicale, di fondamentale importanza per questi popoli. Proprio grazie alla musica i popoli si sono avvicinati ai padri gesuiti, accogliendoli, seguendoli. La musica è stata quindi un grandissimo strumento di mediazione per la fede.

Nel percorso odierno abbiamo incontrato suor Eva Maria, suora francescana di origini austriache, che da 50 anni é presente in questi territori e da 35 anni ha collaborato nella realizzazione di un atelier di lavorazione del legno che produce soggetti sacri e non. Una piccola opera che vede circa 10 famiglie impegnate in questo lavoro e che si sostengono con questo.
Suor Eva Maria è una persona forte e vivace, nel suo piccolo ha permesso un cambio di vita alle persone del villaggio offrendo lavoro, il gusto del bello e un futuro.

È proprio vero come dice la nostra guida Milton: “con la fede tutto è possibile”: riconoscendo che il Signore ci chiama a compiere quella specifica missione, sarà Lui stesso a darci la forza per portarla avanti in maniera positiva e al servizio degli altri.
Ognuno è chiamato a riconoscere il dono che il Signore ci ha dato e metterlo a frutto per il bene nostro e degli altri.
Milton l’ha fatto restaurando le chiese, suor Eva Maria creando l’atelier ... non hanno guardato al denaro (grande pericolo anche per questi popoli) ma al senso di quello che facevano, al bene per il popolo, recuperare le origini e i valori profondi.
E noi?

 

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Ciquitania

Quando: 30 luglio
Dove: Ciquitania
Attività svolte: viaggio e inizio conoscenza


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Da Santa Cruz siamo partiti per conoscere le regione della Ciquitania, famosa per la presenza di testimonianze risalenti alle prime evangelizzazioni operate dai gesuiti (1691-1760 circa). In particolare andremo a visitare sei diverse chiese, dichiarate patrimonio dell’umanità, i cui lavoriamo di restauro sono stati recentemente conclusi.

Quella che stiamo vivendo, non è un’opera missionaria, ma nonostante ciò diventa un momento importante e significativo per conoscere come il cristianesimo si sia insediato in questa terra, in questa cultura e in questa gente. Aiutandoci così a riscoprire la nostra fede e il cammino che possiamo vivere e far vivere ai nostri compagni di vita.

Attraverso le parole del signor Milton, la nostra guida nonché uno dei primi restauratori che prese parte al recupero delle chiese, abbiamo compreso l’importanza di questi siti e dell’opera dei gesuiti.
Siamo proprio fortunati e contenti di essere accompagnati da questa splendida persona che riesce a farsi capire, appassionandosi e facendo appassionare. Narra la storia del restauro di queste grandi opere d’arte ripercorrendo di pari passo la sua stessa vita, soffermandosi in particolar modo sulle capacità manuali di questo popolo e sulla difficoltà del loro riutilizzo al giorno d’oggi per il recupero di queste strutture.

I padri gesuiti iniziavano la loro opera missionaria ponendo al centro della piazza una grande croce primo tassello era l’istruzione: istruire le persone, per riunire i capi dei varie tribù, creando per loro case una accanto all’altra poiché fossero in grado di creare rapporti sereni e accoglienti gli uni per gli altri. Veniva creato un spazio per le persone più deboli, poi le varie case e dopo parecchio tempo la chiesa della comunità. Quest’ultima assumeva così il ruolo di simbolo della fede di questo popolo: luogo di ritrovo per pregare il Signore e di stringere rapporti fraterni.
Interessante notare come la razionalità, l’insegnamento, la cultura fossero uno strumento prioritario per giungere alla relazione con il Dio di Gesù Cristo. Certamente ci volle diverso tempo per raggiungere un buon risultato.

Quando si entra nelle chiese si rimane a bocca aperta per la meraviglia che si incontra. Colori vivaci, impreziositi dall’oro, che parlano di vita, di resurrezione, chiese realizzate in legno e con stupendi altari costruiti con il medesimo materiale. Le figure intagliate ornano tutta la chiesa, anche i banchi sono arricchiti dall’immagine tratta da un passo della Bibbia. Un lavoro grandioso, bello, che ti fa sentire minuscolo dinnanzi a tanto splendore.

 

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