Quando: 31 luglio
Dove: Ciquitania
Attività svolte: pellegrinaggio delle chiese gesuite


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Continuiamo il pellegrinaggio tra le Chiese fondate dai gesuiti all’interno di questa regione. Sei chiese molto differenti l’una dall’altra, ognuna con una propria bellezza, una propria storia. Oggi abbiamo visitato quattro di queste che presentano caratteristiche specifiche tali da renderle ognuna differente dall’altra.
Molto interessante, è stato notare come la struttura del villaggio sia rimasta identica al tempo della fondazione fino ai giorni nostri, nonostante la cacciata dei gesuiti. Ciò si può facilmente evincere osservando la piazza con la grande croce, le case costruite attorno allo spiazzo centrale, le vie parallele per le case del popolo e molte altre testimonianze. La struttura del paese è così rimasta la stessa nonostante i più di 200 anni passati dall’espulsione dei padri.
Questo ci dice che quando l’imprinting iniziale è buono ed è fatto per il bene del popolo, esso riesce ad impregnarsi nella cultura andando a creare come un miscuglio eterogeneo inscindibile.

Un altro elemento interessante è la Chiesa di Sant’Anna, costruita interamente ad opera degli indigeni. Rispetto alle altre chiese essa si presenta in modo diverso: é formata da una struttura più semplice, un’altare minimale, una lavorazione un po’ più grezza. Si nota in modo esplicito il richiamo alle altre opere e allo stesso tempo la diversità da queste.

È stato molto affascinante cogliere come la formazione dei gesuiti sia stata accolta dagli indigeni e come essi abbiano cercato di riportare questi insegnamenti.
Inoltre in questa chiesa si conserva anche un organo del tempo delle missioni (unico del suo genere e di questo periodo missionario) e si cura ancor oggi l’aspetto musicale, di fondamentale importanza per questi popoli. Proprio grazie alla musica i popoli si sono avvicinati ai padri gesuiti, accogliendoli, seguendoli. La musica è stata quindi un grandissimo strumento di mediazione per la fede.

Nel percorso odierno abbiamo incontrato suor Eva Maria, suora francescana di origini austriache, che da 50 anni é presente in questi territori e da 35 anni ha collaborato nella realizzazione di un atelier di lavorazione del legno che produce soggetti sacri e non. Una piccola opera che vede circa 10 famiglie impegnate in questo lavoro e che si sostengono con questo.
Suor Eva Maria è una persona forte e vivace, nel suo piccolo ha permesso un cambio di vita alle persone del villaggio offrendo lavoro, il gusto del bello e un futuro.

È proprio vero come dice la nostra guida Milton: “con la fede tutto è possibile”: riconoscendo che il Signore ci chiama a compiere quella specifica missione, sarà Lui stesso a darci la forza per portarla avanti in maniera positiva e al servizio degli altri.
Ognuno è chiamato a riconoscere il dono che il Signore ci ha dato e metterlo a frutto per il bene nostro e degli altri.
Milton l’ha fatto restaurando le chiese, suor Eva Maria creando l’atelier ... non hanno guardato al denaro (grande pericolo anche per questi popoli) ma al senso di quello che facevano, al bene per il popolo, recuperare le origini e i valori profondi.
E noi?

 

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