Quando: 1 agosto
Dove: Ciquitania 3
Attività svolte: visita e rientro a Santa Fe

DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
Oggi abbiamo concluso l’esperienza in Ciquitania veramente significativa e piena di conoscenza, di una cultura e di una fede vissuta.
Questa terra ci ha sorpreso per la bellezza dei luoghi incontrati, la grandezza dell’opera missionaria e gli incontri con le diverse persone.

Milton, la guida di questo tour, ci ha lasciato diverse sottolineature da rendere nostre:
- la fede incarnata: durante il tour, dinnanzi ad un favoloso altare, Milton ci ha raccontato che quando ha iniziato il lavoro di restauro degli altari, si sentiva non adeguato a questo lavoro e di non essere pronto e degno per svolgerlo. Egli pregò il Signore affinché lo sostenesse e gli donasse la capacità di fare bene il lavoro assegnato, se ciò fosse stata la Sua volontà. Così è avvenuto, come si può notare osservando gli altari magistralmente restaurati, stupendo, grandioso. E così, pregò Dio per sostenerlo nel compiere la missione ricevuta.
la passione per il lavoro: Milton ci ha raccontato che ha avuto diverse proposte di lavoro con salari più elevati rispetto a quello che prendeva per il lavoro di restauro in Bolivia, ma è rimasto fedele alla sua terra, alla sua cultura, ai valori che si stavano scoprendo in questi luoghi. La passione per quello che è stato ritrovato e per la riscoperta di grandi valori ha più importanza di una maggiore retribuzione. Con il denaro si possono fare grandi cose, ma l’insegnamento e la trasmissione dei valori non dipendono dai soldi, dipendono da quello che c’è nel cuore di ciascuno.
- l’importanza di passare le conoscenze: è stato fondamentale per Milton accogliere la formazione ricevuta-offerta e poi formare altri giovani nello stesso mestiere. Non si è formata quindi la tipica “gelosia” delle conoscenze (non comunico ciò che conosco per paura che altri mi portino via il lavoro) ma un mettere in rete le conoscenze acquisite.

Un’altro aspetto significativo è stato l’uso della musica per unire i popoli e condurli alla fede in Cristo. Anche per noi oggi, la musica, rimane un mezzo di unificazione, un linguaggio che va oltre le lingue, uno strumento che aiuta a creare comunione e relazione. Come gruppo, nel nostro piccolo, l’abbiamo sperimentato con i giovani di Santa Fe e con il canto dell’Ave o Vergjne per affidare un giovane sacerdote boliviano deceduto.

Magari guardando l’azione svolta dai gesuiti potrebbe venire in mente che sia stata come un’imposizione dall’esterno, come la presunzione di portare una verità già assodata a dei popoli indigeni possessori di diverse idee e culture. Le domande allora che sorgono sono: con che autorità lo hanno fatto? Chi si credevano di essere? Perché farlo?
Una possibile risposta l’abbiamo trovata nell’incontro e nel dialogo con Milton e con un’altra guida autoctona quando loro stessi hanno detto che i gesuiti hanno fatto un grand bene, hanno portato un’umanità maggiore attraverso le loro azioni e i loro insegnamenti.

Possiamo affermare che abbiamo visitato opere grandiose sul piano della realizzazione, del recupero e della fede. Un bel percorso da vivere e sperimentare, anche spiritualmente.

 

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