Quando: 2 agosto
Dove: Santa Fe
Attività svolte: visita, conoscenza di alcune realtà


DIARIO QUOTIDIANO EMOTIVO - SOGGETTIVO
La giornata è stata vissuta nei dintorni di Santa Fe, conoscendo alcune realtà presenti in queste zone.
La prima visita è stata alla parrocchia di San Carlo Borromeo, chiesa madre della zona e quindi della parrocchia di Santa Fe. A San Carlos è presente la comunità dei padri salesiani i quali presiedono tutta la zona: una specie di fornaia, ma con una estensione territoriale molto più grande. I padri vivono al centro e raggiungono le varie comunità sparse nel territorio, ci sono poi molte comunità del territorio dove sono presenti delle congregazioni femminili che fanno da punto di riferimento.
Nel paese di San Carlos è presente un museo archeologico e storico, che raccoglie diversi frammenti pre-cristiani ritrovati nei dintorni, le leggende sulla creazione dell’uomo, il modo di vivere degli indigeni e poi la storia della fondazione del paese.

Successivamente abbiamo fatto visita alla Comunità Incontro, centro di fondazione italiano che accoglie ragazzi di recupero provenienti da famiglie nelle quali droga o dall’alcol sono all’ordine del giorno. L’opera nasce in Italia grazie a don Pietro Gelmini e arriva in Bolivia trent’anni fa dopo che dodici giovani italiani ristabiliti sono venuti a fare servizio di volontariato costruendo una delle prime case del centro stesso. Da trent’anni sono passati diversi ragazzi, che vivendo in comunità, attraverso lo studio e una vita comunitaria che dura ben tre anni, possono ritornare nella società in modo sereno. In questo momento il centro ospita 50 ragazzi, con una capacità massima di 200 e nella scuola sono presenti 80 bimbi - ragazzi provenienti dal centro stesso e dai dintorni. Il centro si sostiene col proprio lavoro: tramite l’allevamento di vacche per la carne e per il latte (circa 1300 capi), la produzione del cacao e la coltivazione di alcuni prodotti.
È stato un bell’incontro, un incontro significativo e inaspettato. Arrivati alla scuola il direttore ha chiamato tutti i giovani, interrompendo le lezioni, per venirci a conoscere. È nato un interessante e profondo scambio di domande, partendo da quesiti più superficiali fino a chiedere quali erano i loro sogni. Sono emersi elementi importanti, grandi e con orizzonti ampi.
Abbiamo continuato il giro della struttura accompagnati da un educatore della comunità, di origini boliviane che a sua volta era passato per il centro, dove ha studiato e grazie al quale ha avuto la possibilità di continuare gli studi anche in Italia per prestare il suo operato al recupero di altri giovani. È bello vedere e sentire questo ritorno di educazione amore ... lui accompagnato nel recupero e successivamente formato ora aiuta altri giovani!!! Questa per noi è una cosa grandiosa e bella.
Come in altre realtà si percepisce la bellezza dei luoghi, luoghi belli e accoglienti capici di trasmettere ai giovani un senso grande di amore, di vicinanza e il gusto del bello.
Al termine della visita, prima di salire sul pulmino, un giovane del centro si è avvicinato regalandoci dei disegni che aveva fatto e dicendoci grazie per la visita e l’incontro. Che robe!!! Anche qui siamo noi che abbiamo ricevuto molto da questi giovani. Dietro a un semplice disegno ci stanno un sacco di parole e di sentimenti.

Nel pomeriggio, una parte del gruppo, ha visitato il centro del bambino denutrito, dove vengono accolti i bimbi e ragazze che sono afflitti da problemi di nutrizione, spesso insieme alle loro mamme. Ad ora sono circa 15 i bimbi ad essere ospitati con situazioni molto diverse tra loro. Il percorso dura per un periodo che va da pochi mesi ad alcuni anni in base alla gravità e al recupero dei bimbi stessi. Il centro è gestito dalle suore della Provvidenza e conta nel suo organico diverse persone tra medici, nutrizionisti e infermiere. Nonostante l’importanza della missione di questa realtà ci sono diverse difficoltà a mantenere il tutto... il costo del personale è alto, lo stato non offre aiuti, c’è si un autofinanziamento ma molto viene realizzato grazie alle varie offerte che arrivano.
Anche in questo caso si incontra uno spazio bello, accogliente, adatto alla situazione. Ogni luogo è curato e sapientemente organizzato.
Vari elementi ci hanno colpito, in modo particolare:
- una ragazzina con disturbi mentali, giunta al centro dopo un trauma (non si capisce esattamente cosa, perché la madre dà diverse versioni) che le ha fatto mancare per diverso tempo l’ossigeno al cervello. Una ragazzina di 8 anni che camminava, parlava e ora distesa al letto silenziosa, emettendo solo qualche suono e con occhi grandi che scrutano tutt’intorno. Situazione dolorosa e sicuramente con un percorso lungo per aiutarla a camminare un po’ e cercare di farla parlare.
- l’incontro con due ragazze provenienti da Maniago e Spilimbergo. Che piccolo che è il mondo!!! E che tanti giovani scelgono di passare le vacanze in modo solidale-missionario!!!
- la relazione tra le suore: bello vedere un rapporto sereno, genuino, di sostegno tra le comunità religiose. Suor Federica ci ha accompagnati al centro e nello scambio di battute, sorrisi, commenti tra le suore, si è colta l’armonia presente. Si respirava il rispetto è una condivisione di missione: entrambe a servizio per il bene delle persone, con missioni diverse, chiamate dal Signore.
- come da un piccolo uomo si sia realizzata una grandissima rete di solidarietà. Un povero sacerdote come don Luigi Scrosoppi, originario di Udine, fondando le suore della Provvidenza ha aiutato tantissime bimbe a uscire da situazioni di povertà per trovare una vita bella e amata. È proprio vero che se facciamo le cose con amore e seguendo la missione che il Signore ci dona, questo amore cresce nel tempo e opera cose più grandi di noi e un bene immenso.

 

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